A partire da questa riflessione Aldo Faleri e Paolo Righetti hanno progettato una linea di
apparecchi illuminanti, tutti da appoggiare a pavimento, che prevede il riuso degli isolatori di vetro.
Data la particolarità di questo materiale, che non si degrada in modo significativo con l’uso,
il suo riutilizzo per la realizzazione di queste lampade, costituisce una possibile e interessante
riconversione. In particolare la lampada JO JO viene pensata come un segna passo da interro,
sia per la necessità di alloggiare la componentistica sotto il livello stradale, sia per la resistenza
del vetro alla compressione che potrebbe subire dai pneumatici. La particolare forma del vetro
isolatore e la sua colorazione molto neutra, sono tuttavia elementi che possono consentire al
modello JO JO varie declinazioni d’uso, da semplice elemento per esterni può trasformarsi in
lampada per interni.
La lampada JO JO è realizzata da ZONCA, azienda che da oltre un secolo si dedica alla creazione
di idee per l’illuminazione, presente in tutta Europa e nei principali paesi del mondo, con moltissime
produzioni di alto valore tecnico ed estetico. Il materiale di riuso, gli isolatori di vetro, sono invece
forniti da SEVES, leader mondiale in due mercati di nicchia: l’isolamento elettrico nel processo
di generazione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica e nel segmento del mattone di vetro
per l’architettura e l’arredo.
La lampada JO JO è uno dei sei oggetti realizzati all’interno del progetto UMUL Use More Use
Less, un workshop permanente sul riuso nel design promosso da Laboratorio DAGAD, con il
supporto scientifico di ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica).
L’obiettivo che questo lavoro si propone è superare la connotazione di bassa qualità che il riuso
ha assunto a causa di un approccio spesso artigianale.
Con il patrocinio di aziende leader del settore, giovani designer e architetti sono invitati a lavorare
su progetti di riuso innovativi, caratterizzati dalla qualità e dalla professionalità normalmente
espresse nella produzione “a catalogo” delle aziende.
I progetti partono dal riutilizzo integrale o parziale di oggetti e componenti presenti sul mercato,
anche provenienti da ambiti differenti, pronti per essere avviati alla dismissione. Trovare quindi
un nuovo ruolo a un prodotto, sistema, componente, che ha già svolto un suo compito in altro
contesto e condizione d’uso, e che viene integrato in un nuovo oggetto. Un “design del riuso”,
connotato dalla qualità estetica e funzionale, che garantisca i requisiti di sostenibilità, ergonomia,
efficienza, sicurezza e durevolezza imprescindibili nella produzione contemporanea. |